Giornata dell’ozono: quando investire per salvare il pianeta ci ha fatto risparmiare


giornata dell'ozono

 

Ogni anno, il 16 settembre, si celebra la Giornata Internazionale per la Conservazione dello Strato di Ozono. Una ricorrenza che racconta una storia particolare: quella di un problema ambientale affrontato attraverso decisioni politiche, innovazione tecnologica e cooperazione internazionale, con conseguenze positive non soltanto per il pianeta, ma anche per l’economia.

La storia dell’ozono dimostra che investire per proteggere l’ambiente non significa solamente sostenere un costo. Intervenire per tempo evita costi molto più elevati per riparare un danno.

 

Il problema che sembrava impossibile da fermare

Negli anni Settanta gli scienziati iniziarono a comprendere che alcune sostanze chimiche utilizzate in frigoriferi, condizionatori, aerosol e altri prodotti stavano danneggiando lo strato di ozono, una sorta di “scudo” naturale che protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette.

La scoperta del cosiddetto “buco dell’ozono” sopra l’Antartide trasformò un problema scientifico in una questione globale.

La risposta arrivò nel 1987, quando venne adottato il Protocollo di Montreal, con l’obiettivo di eliminare progressivamente le sostanze responsabili della distruzione dell’ozono. In virtù di questo protocollo, la chiusura definitiva e il ripristino completo dello strato di ozono ai livelli del 1980 sono previsti tra il 2050 e il 2066 in Antartide; nel resto del mondo intorno al 2040.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), oggi è stato eliminato circa il 99% delle sostanze ozono-lesive previste dal Protocollo.

 

Un investimento che ha evitato costi enormi

Il dato più interessante riguarda proprio il rapporto tra ambiente ed economia.

Secondo il Segretariato dell’UNEP, le politiche legate al Protocollo di Montreal, nel periodo  1987-2060, dovrebbero generare circa 1.800 miliardi di dollari di benefici sanitari globali, ai quali si aggiungono quasi 460 miliardi di dollari di danni evitati nei settori dell’agricoltura, della pesca e dei materiali.

Proteggendo l’ozono riduciamo l’esposizione ai raggi UV e quindi evitiamo malattie e costi sanitari.

Allo stesso tempo, proteggiamo ecosistemi e attività economiche che rischiano di essere danneggiati dall’aumento delle radiazioni ultraviolette. In questo caso, quindi, la spesa per prevenire il problema va vista come un investimento e un risparmio futuro.

 

Anche la salute ha un prezzo

La protezione dell’ozono si ripercuote positivamente anche sulla salute.

L’UNEP stima che l’effetto dell’attuazione del Protocollo possa evitare fino a 2 milioni di casi di tumore della pelle ogni anno entro il 2030.

Negli Stati Uniti, inoltre, l’Environmental Protection Agency ha indicato che la piena applicazione del Protocollo possa prevenire circa 443 milioni di casi di tumore della pelle, 2,3 milioni di decessi per tumore cutaneo e 63 milioni di casi di cataratta per le persone nate tra il 1890 e il 2100.

Questi numeri ci aiutano a capire un concetto che non sempre riusciamo a comprendere: un danno ambientale può trasformarsi in un costo anche economico per l’impatto sulla salute delle persone.

Prevenire quel danno significa pertanto sia evitare sofferenza, sia contenere spese mediche, perdita di produttività e costi sociali.

 

Il beneficio che non ti aspetti: l’impatto sul clima

La storia non riguarda solo l’ozono.

Molte delle sostanze eliminate dal Protocollo di Montreal erano anche potenti gas serra.

L’UNEP afferma che tra il 1990 e il 2010 le misure adottate hanno evitato emissioni equivalenti a circa 135 miliardi di tonnellate di CO.

Con l’Emendamento di Kigali, adottato nel 2016, il Protocollo è stato esteso alla progressiva riduzione degli HFC, sostanze che non distruggono l’ozono ma hanno un forte effetto sul riscaldamento globale.

L’UNEP afferma che la piena applicazione dell’Emendamento potrebbe evitare fino a 420 miliardi di tonnellate di CO equivalente entro il 2100 e contribuire a evitare fino a 0,5 °C di riscaldamento globale entro la fine del secolo.

 

Quando innovare conviene

C’è un altro insegnamento importante nella storia dell’ozono: le regole ambientali possono spingere l’innovazione.

Le aziende che utilizzavano sostanze dannose hanno dovuto trovare alternative.

Questo ha richiesto investimenti, ricerca e cambiamenti nei processi produttivi, favorendo nuovi prodotti, tecnologie e competenze.

Un’analisi condotta dall’UNEP sul rapporto tra Protocollo di Montreal e green economy evidenzia proprio questi effetti: il Protocollo ha contribuito a stimolare processi produttivi più efficienti, innovazione, ristrutturazione industriale, creazione di posti di lavoro e benefici economici e ambientali.

 

La lezione per il nostro portafoglio

La Giornata dell’ozono può sembrare lontana dalla gestione quotidiana del denaro.

In realtà racconta un principio molto importante anche per le finanze personali: prevenire costa quasi sempre meno che riparare.

Vale per un elettrodomestico sottoposto a manutenzione prima che si rompa, per una casa isolata termicamente che riduce i consumi negli anni, per un’assicurazione che protegge da una spesa imprevista e, su scala globale, per una politica ambientale che evita danni futuri.

Si tratta, molto spesso, di imparare a pianificare, di comprendere che alcune scelte, etiche e sostenibili, non necessariamente si traducono in un risparmio immediato e automatico. Molto spesso, le scelte più corrette, sia a livello personale, sia a un livello più ampio, richiedono investimenti che sul momento possono scoraggiare.

Per questo è fondamentale comprendere che, quando si fanno investimenti importanti, il risultato finale va considerato sul lungo periodo. Forse, sul momento, abbiamo l’impressione che il nostro investimento sia eccessivo; però, se riusciamo a valutare le perdite che eviteremo nel tempo, sapremo attribuire il giusto peso alla scelta.

 

Il vero risparmio è quello che previene il problema

La storia del Protocollo di Montreal è interessante perché mostra un’economia diversa dalla logica del “quanto costa oggi?”.

La domanda diventa: quanto costerebbe non fare?

Nel caso in oggetto, la risposta comprendeva malattie, danni agli ecosistemi, ricadute negative sull’agricoltura e un impatto maggiore sul cambiamento climatico.

Il risultato dimostra che tutela ambientale e convenienza economica non sono necessariamente avversarie. A volte la scelta più lungimirante per il pianeta è anche quella che permette di evitare il conto più salato.

Forse è proprio questa una delle lezioni più importanti della Giornata dell’ozono: risparmiare non significa soltanto spendere meno. Significa anche prevedere e prevenire costi materiali e sociali difficili da sostenere.

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