Orti urbani e autoproduzione: il risparmio è reale o solo percepito?


orti urbani e autoproduzione

 

Negli ultimi anni gli orti urbani sono diventati molto più di una moda.

Per alcuni rappresentano una scelta ecologica, per altri un modo per risparmiare sulla spesa.

Con l’aumento del costo della vita, l’attenzione alla sostenibilità e il desiderio di consumare cibo più sano, sempre più persone hanno iniziato a coltivare pomodori sul balcone, erbe aromatiche sul davanzale o piccoli orti condivisi in città.

La domanda è: conviene davvero? Oppure il risparmio economico è più una sensazione che una realtà? La risposta, come spesso accade quando si parla di educazione finanziaria, dipende da come si calcolano i costi.

 

L’orto urbano cresce insieme ai prezzi

L’inflazione degli ultimi anni ha riportato l’attenzione sul costo degli alimenti.

In base ai dati ISTAT nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie italiane è rimasta stabile rispetto all’anno precedente (+0,6%), ma circa una famiglia su tre (31,1%) ha continuato a limitare la quantità e/o la qualità del cibo acquistato. La differenza in termini percentuali tra la spesa del Nord-est (la più alta rispetto alle altre ripartizioni) e quella del Sud (la più bassa) si attesta al 37,9%.

Sebbene l’inflazione alimentare si sia ridotta rispetto ai livelli eccezionali del 2023, i comportamenti di contenimento della spesa restano diffusi.

Parallelamente è cresciuto l’interesse per gli orti domestici e condivisi.

Un’indagine condotta da Coldiretti/Ixè in occasione dell’Earth Day 2024 rileva che il 61% degli italiani dedicano parte del tempo libero alla cura di orti, giardini, balconi e terrazzi per garantirsi frutta, verdura e aromatiche da portare in tavola o fiori per abbellire la propria casa.

Una pratica sempre più diffusa anche nelle aree urbane, che risponde al desiderio di consumare prodotti freschi e, in molti casi, di contenere la spesa alimentare.

 

Quanto si risparmia davvero?

L’idea di produrre in casa lattuga, pomodori o zucchine fa pensare a un risparmio immediato. Per capire se l’autoproduzione conviene davvero bisogna considerare i costi iniziali di:

  • vasi o cassoni;
  • terriccio;
  • semi o piantine;
  • irrigazione;
  • fertilizzanti;
  • attrezzi;
  • tempo dedicato alla coltivazione.

Una ricerca condotta dall’Università di Padova ha dimostrato che il vero risparmio dipende da come viene gestito l’orto.

Gli orti mantenuti nel tempo, che riutilizzano materiali, producono compost domestico, raccolgono l’acqua piovana e limitano l’uso di fertilizzanti chimici, riescono a ottenere una buona produzione di ortaggi con costi contenuti e un minore impatto ambientale.

Al contrario, chi acquista continuamente nuovi materiali, utilizza molta acqua o sostituisce frequentemente attrezzi e contenitori, rischia di annullare gran parte del vantaggio economico.

Si evidenzia quindi che l’autoproduzione non è automaticamente sinonimo di risparmio: come per qualsiasi investimento è la pianificazione a fare la differenza.

Un orto progettato pensando a un utilizzo costante e duraturo può ridurre nel tempo la spesa per prodotti come pomodori, insalate, zucchine ed erbe aromatiche; uno improvvisato rischia invece di costare più di quanto faccia risparmiare.

 

Il valore che non compare sullo scontrino

Quando si parla di orti urbani, il vantaggio non è soltanto economico.

Limitarsi a confrontare il costo di una zucchina coltivata con quello di una acquistata al supermercato rischia di essere riduttivo.

L’autoproduzione genera benefici che non sono immediatamente monetizzabili:

  • riduce gli sprechi alimentari perché si raccoglie solo ciò che serve;
  • permette di avere prodotti freschi e stagionali;
  • incentiva un’alimentazione più varia;
  • favorisce il benessere psicologico grazie al contatto con la natura.

Un articolo pubblicato sul Frontiers in Psychology, infatti, evidenzia che la pratica del gardening è associata a una riduzione dello stress e dei sintomi di ansia e depressione, oltre che a un miglioramento della salute percepita, della qualità della vita e delle relazioni sociali.

 

Gli orti urbani fanno bene anche alle città

Gli orti urbani non producono soltanto cibo.

Secondo la Commissione europea, l’agricoltura urbana contribuisce a rendere le città più sostenibili favorendo il verde urbano e la biodiversità, con effetti positivi sul benessere dei cittadini.

In molte città europee gli orti condivisi sono diventati veri spazi di comunità, dove famiglie, anziani e giovani collaborano nella coltivazione e nella gestione degli spazi comuni.

 

Il tempo ha un valore economico?

C’è un aspetto che spesso dimentichiamo quando facciamo i conti: coltivare richiede tempo.

Se il nostro unico obiettivo è spendere meno, quel tempo potrebbe avere un costo opportunità: le ore dedicate all’orto potrebbero essere utilizzate per altre attività.

Se, invece, consideriamo l’orto come un hobby, una forma di attività fisica leggera, un momento di condivisione, un modo per prenderci cura di noi stessi o un momento di relax, allora il tempo investito non rappresenta un costo, bensì un beneficio.

Il valore non è solo economico, ma anche educativo e personale.

 

L’autoproduzione ci rende consumatori più consapevoli

C’è un altro effetto, meno evidente ma forse ancora più importante: chi coltiva anche solo qualche pianta tende a comprendere meglio il valore del cibo.

Si impara quanto tempo serve per far crescere un pomodoro, quanta acqua è necessaria, quanto lavoro c’è dietro ogni raccolto.

Questa consapevolezza modifica anche i comportamenti d’acquisto: si tende a comprare meno, a sprecare meno e a scegliere con maggiore attenzione prodotti di stagione. In questo senso, l’orto diventa uno strumento di educazione finanziaria oltre che ambientale.

 

Quindi conviene?

La risposta è: dipende da cosa intendiamo per risparmio.

Se consideriamo solo il prezzo finale degli ortaggi, l’autoproduzione non sempre è più economica, soprattutto all’inizio.

Se, invece, includiamo la riduzione degli sprechi, la qualità del cibo, il benessere personale, l’apprendimento e il valore ambientale, il bilancio cambia radicalmente.

L’orto urbano non è necessariamente una scorciatoia per abbassare la spesa del supermercato, ma può diventare un investimento nel proprio stile di vita. Il vero risparmio, in questo caso, non è spendere meno oggi, ma imparare a dare più valore a ciò che consumiamo.

 

Scopri altri contenuti dedicati al consumo consapevole, alla sostenibilità e all’educazione finanziaria sul blog del Museo del Risparmio. Partecipa ai nostri eventi, laboratori e percorsi formativi pensati per supportare giovani, adulti, famiglie e scuole nel costruire basi solide per il proprio futuro. Visita il sito www.museodelrisparmio.it.