Quanto è equilibrato il nostro rapporto con il denaro?


rapporto con il denaro

 

Quante volte hai speso soldi non perché ne sentissi il bisogno, ma perché ti sembrava la cosa giusta da fare?

Quanti acquisti ripetuti e difficili da controllare hai effettuato per alleviare tensione o malessere e li hai mantenuti nonostante conseguenze negative su finanze e relazioni?

Lo shopping compulsivo è un quadro comportamentale caratterizzato da acquisti ricorrenti e difficili da controllare, mantenuti nonostante le conseguenze negative che ci faranno sentire in colpa. Le stime di prevalenza nella popolazione generale si aggirano intorno al 5%, con ampia variabilità a seconda di strumenti e campioni (circa 1–6%+) (da una ricerca di UnoBravo). 

Si tratta di decisioni economiche guidate da un desiderio incontrollabile.

A volte, invece, spendiamo per evitare un disagio sociale, per sentirci accettati o per non deludere le aspettative degli altri. In questi casi, significa che lasciamo che sia il denaro a definire il nostro valore, a rappresentare la nostra immagine all’esterno.

Si tratta in ogni caso di comportamenti rischiosi, perché ci portano a gestire il denaro non in base alle nostre esigenze, bensì a usarlo per dare conferme – a noi stessi e agli altri – o per sentirci adeguati. Salvo accorgerci, a volte troppo tardi, di non avere i soldi necessari a saldare i debiti, a pagare le tasse o a comprare qualcosa di realmente utile per noi o per la casa.

 

 Quando spendere diventa un modo per dire “sì”

Le nostre decisioni economiche solo di rado sono completamente razionali.

Secondo il premio Nobel Richard Thaler, uno dei padri dell’economia comportamentale, le persone prendono decisioni sotto l’influenza di emozioni, norme sociali e contesto molto più spesso di quanto credano.Il denaro, quindi, non serve solo ad acquistare beni, ma anche ad assicurare approvazione, appartenenza o tranquillità emotiva.

Dire “sì” a una spesa può sembrare la scelta più semplice nel momento, ma non sempre è quella più coerente con i propri obiettivi finanziari.

 

Il peso delle aspettative sociali

C’è una forma di pressione che  riconosciamo solo saltuariamente: quella che ci spinge a mantenere un certo stile di vita, reale o apparente. I social media amplificano questo fenomeno.

Vediamo amici in viaggio, compleanni sempre più sofisticati, aperitivi, esperienze e acquisti esibiti come se fossero la normalità. Di conseguenza, dire “no” può farci sentire fuori posto.

Uno studio condotto da Park, Ward e Naragon-Gainey (2017) sostiene che le persone che legano il proprio valore personale al successo economico sono più vulnerabili ai confronti sociali e sperimentano livelli più elevati di ansia, stress e insoddisfazione quando percepiscono di avere meno degli altri.

In altre parole, quando il denaro diventa un indicatore della propria autostima, ogni spesa rischia di trasformarsi in un modo per proteggere la propria immagine o la propria serenità, più che per soddisfare un bisogno reale.

 

Il rovescio della medaglia: la tirchieria

Accanto a chi scialacqua per sentirsi meglio o per piacere di più, c’è chi non riesce proprio a separarsi dal denaro.

La tirchieria non ha a che fare con lo status socioeconomico. Naturalmente ognuno può, o meglio dovrebbe, spendere secondo le proprie possibilità e in relazione alle sue necessità.

Qui, però, ci riferiamo piuttosto a un profilo psicologico. Le persone avare, a causa delle loro vicissitudini evolutive o dell’ambiente di crescita, sono fondamentalmente ansiose e controllanti.

L’esigenza di tenere tutto sotto controllo per placare le proprie ansie e preoccupazioni interiori, le porta a rimuginare su ogni piccola spesa, a fare grandi sforzi per controllare ogni uscita, a sottoporsi a pesanti rinunce, anche quando non sarebbe materialmente necessario.

 

Il rapporto con il denaro come specchio della nostra situazione esistenziale

Il rapporto con il denaro, se sfocia negli opposti eccessi dell’avarizia o dello sperpero, condizionando l’agire della mente e degli affetti, denota uno squilibrio nella condizione esistenziale, una patologia della psiche che tende spesso a essere sottovalutata e non curata, nonostante le ripercussioni, anche drammatiche, nella vita delle persone.

Per l’avaro, separarsi dal proprio denaro o dai propri beni comporta un angoscioso senso di perdita di potere e padronanza che lo fa sentire fragile, indifeso, esposto alle avversità della vita.

 

Le piccole spese che non sembrano scelte

Tra le spese impulsive e il rifiuto di spendere si colloca un altro modo poco razionale di utilizzare il denaro: le spese emotive. Non si tratta quasi mai di grandi acquisti; piuttosto, di tanti piccoli “sì”.

  • Il weekend organizzato all’ultimo per tirarsi su di morale.
  • Un paio di scarpe che non metterai mai.
  • Un vestito che forse indosserai una sola volta.
  • L’ennesima maglietta con una stampa o una scritta improbabile.

Presi singolarmente sembrano irrilevanti. Sommati nel corso dell’anno possono diventare centinaia di euro.

Il problema non è tanto la spesa in sé, quanto il fatto che non sia davvero una scelta.

 

Il costo invisibile del people pleasing

Gli psicologi parlano di people pleasing, la tendenza a compiacere gli altri cercando di modificare la nostra immagine per evitare conflitti o ottenere approvazione.

Quando questo atteggiamento si riflette nelle decisioni economiche, può diventare più difficile rifiutare spese o richieste non compatibili con il proprio budget.

Secondo la Mayo Clinic sviluppare una comunicazione assertiva e imparare a dire “no” quando necessario aiuta a ridurre lo stress, a rispettare i propri limiti e a evitare di assumersi più impegni di quanti si possano gestire.

 

Dire di no o di sì quando necessario è anche una competenza finanziaria

L’educazione finanziaria non serve solo per comprendere investimenti, mutui o tassi d’interesse; essa deve insegnarci a utilizzare il denaro in modo consapevole e coerente con i nostri valori e le nostre esigenze reali.

Dire “non posso” o “preferisco di no” non significa essere tirchi. In alcuni momenti, si tratta di tenere sotto controllo i nostri conti in affanno.

Al tempo stesso, però, essere attenti alle difficoltà di chi ci circonda, quando siamo nella condizione di poterlo fare, non equivale a sprecare, ma può essere più gratificante (oltre che utile) di un acquisto superfluo, fatto sull’emozione del momento e poi dimenticato.

Creare un budget significa proprio questo: scegliere in anticipo quali spese meritano davvero il proprio denaro e imparare a gestire con moderazione e consapevolezza le spese destinate a obiettivi esterni al nostro piano.

 

Come riconoscere una spesa emotiva

Se smettere di essere scialacquatori o avari può richiedere l’aiuto di un esperto, possiamo imparare da soli a contenere le spese emotive. Prima di acquistare, può essere utile fermarsi qualche secondo e domandarsi:

  • Lo comprerei anche se nessuno lo sapesse?
  • Sto spendendo per me o per non deludere qualcun altro?
  • Se dicessi di no, cosa accadrebbe?
  • Questa spesa mi avvicina o mi allontana dai miei obiettivi?

Spesso basta questa pausa per distinguere un desiderio autentico da una pressione esterna.

 

Spendere con consapevolezza significa scegliere

Essere generosi, partecipare a un regalo o offrire una cena non sono azioni negative. Anzi, condividere esperienze con le persone a cui teniamo può essere uno dei migliori modi di spendere il proprio denaro. Chi può essere generoso fa bene a donare a chi ha bisogno. Non sempre chi non lo fa è tirchio: potrebbe semplicemente avere problemi di denaro e non volerlo confessare.

Il punto è un altro: farlo perché lo desideriamo davvero, non perché ci sentiamo obbligati.

Le spese impulsive e quelle emotive sono invisibili perché sembrano inevitabili. In realtà, sono una delle aree in cui possiamo esercitare maggiore libertà. Perché il vero lusso non è dire sempre “sì”. È saper dire “no” quando quella scelta non rispetta le proprie priorità.

 

Scopri altri contenuti dedicati alla psicologia del denaro, all’educazione finanziaria e alla gestione consapevole delle spese sul blog del Museo del Risparmio. Attraverso articoli, laboratori ed eventi aiutiamo giovani, famiglie e scuole a sviluppare un rapporto più consapevole con il denaro. Per saperne di più, visita il sito www.museodelrisparmio.it

 

 

 

22 luglio 2026