Food delivery: quanto costa davvero agli italiani?


food delivery

 

Una pizza ordinata dopo una giornata intensa. Un poke durante una sessione di studio. Una cena tra amici organizzata con pochi clic.

Il food delivery è diventato una presenza stabile nella vita di molti italiani. Comodo, veloce e sempre più accessibile, ha cambiato il nostro modo di consumare pasti e fare la spesa. Ma questa comodità ha un prezzo che spesso tendiamo a sottovalutare.

 

Un mercato che continua a crescere

Secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano e Netcomm, il mercato online del Food & Grocery in Italia, nei tre i segmenti di Food Delivery, Grocery Alimentare ed Enogastronomia, ha riscontrato nel 2026 una crescita del +5% sul 2025 e vale 5,1 miliardi di euro.

In particolare, continua la crescita del segmento Food Delivery (+7% rispetto al 2025), che vale a oggi il 47% dell’alimentare online. La comodità è il principale motore di questa crescita: ampia scelta, semplicità di acquisto e consegne rapide sono tra le motivazioni più citate dai consumatori.

 

Il costo invisibile della comodità

Quando ordiniamo tramite un’app, spesso guardiamo soltanto il prezzo del piatto. In realtà il costo finale comprende diverse voci:

  • spese di consegna;
  • commissioni di servizio;
  • eventuali supplementi nelle ore di punta;
  • prezzi dei prodotti talvolta superiori rispetto al locale fisico.

Presi singolarmente, questi costi sembrano contenuti. Ma nel tempo possono fare la differenza.

Ad esempio, una consegna che aggiunge 4 euro al conto finale può sembrare irrilevante. Tuttavia, ordinando due volte a settimana, significa oltre 400 euro l’anno spesi esclusivamente per ricevere il cibo a casa.

Il vero costo non è la consegna: è la frequenza

La questione più interessante riguarda le abitudini.

Molti utenti non utilizzano il delivery solo per occasioni speciali, ma come soluzione ordinaria per pranzi, cene e perfino spese alimentari. La facilità di utilizzo riduce la percezione della spesa: bastano pochi clic e il pagamento digitale rende meno evidente l’esborso rispetto a quando si paga in contanti.

Questo fenomeno è ben noto nell’economia comportamentale: quando il pagamento è rapido e quasi invisibile, tendiamo a spendere più facilmente e con minore attenzione al costo complessivo.

 

Delivery o cucina domestica?

Naturalmente, il confronto non può essere ridotto a una semplice questione di prezzo.

Preparare un pasto in casa richiede tempo, organizzazione e pianificazione. Il food delivery, invece, acquista valore proprio perché permette di “comprare tempo”, una risorsa particolarmente preziosa per studenti, lavoratori e famiglie.

La domanda da porsi non è quindi se il delivery sia giusto o sbagliato, ma se il beneficio ottenuto giustifichi il costo sostenuto.

Per una cena occasionale con amici, probabilmente sì. Se diventa una routine quotidiana, il peso sul bilancio può diventare significativo.

 

Un fenomeno che cambia il modo di consumare

Secondo l’Osservatorio Just Eat, il food delivery non è più percepito soltanto come un servizio di emergenza o una comodità occasionale. Sempre più persone lo utilizzano per esplorare nuove cucine, provare ristoranti diversi e integrare la consegna della spesa nelle proprie abitudini quotidiane.

Questo cambiamento ha trasformato il delivery in una vera e propria categoria di consumo. Non si paga soltanto il cibo, ma anche il servizio, la velocità e la comodità.

 

Come usare il food delivery senza far lievitare il budget

La soluzione non è eliminare completamente le consegne a domicilio, ma utilizzarle in modo consapevole.

Alcune strategie utili possono essere:

  • fissare un budget mensile dedicato al delivery;
  • confrontare il costo finale con quello di una preparazione domestica;
  • approfittare di offerte e programmi fedeltà solo se realmente convenienti;
  • evitare ordini impulsivi dettati dalla stanchezza o dalla noia;
  • programmare alcuni pasti della settimana per ridurre il ricorso alle app.

 

Il food delivery rappresenta una delle innovazioni che hanno cambiato maggiormente le nostre abitudini di consumo negli ultimi anni. Ma come accade per molte comodità, il vero costo non si misura nel singolo ordine, bensì nella frequenza con cui lo utilizziamo.

Essere consumatori consapevoli significa anche questo: capire quando stiamo pagando per un bisogno reale e quando, invece, per un’abitudine che rischia di pesare sul nostro portafoglio più di quanto immaginiamo.

Per approfondire questi temi e pianificare una gestione più consapevole delle tue risorse, segui le attività in presenza e online del Museo del Risparmio, sfoglia il nostro blog e consulta le pubblicazioni disponibili su www.museodelrisparmio.it.

 

 

17 giugno 2026