
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di money dysmorphia, o dismorfia finanziaria. Il termine descrive una percezione distorta della propria situazione finanziaria: persone con redditi o risparmi adeguati possono sentirsi costantemente “indietro”, mentre altre possono sottovalutare i propri problemi finanziari. Non si tratta di una diagnosi clinica ufficiale, ma di un fenomeno psicologico e sociale sempre più discusso da economisti, psicologi e media.
Quando la percezione del denaro non coincide con la realtà
La money dysmorphia nasce da una disconnessione tra percezione e realtà patrimoniale. In pratica, il modo in cui una persona percepisce la propria sicurezza finanziaria non coincide con i dati reali del proprio reddito, patrimonio o capacità di spesa.
Come spiega il centro di psicologia Milano Psicologa, questa distorsione può manifestarsi con comportamenti opposti: alcune persone controllano ossessivamente conti e risparmi senza mai sentirsi sicure, mentre altre spendono in modo impulsivo per compensare sensazioni di inadeguatezza o insoddisfazione.
In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: un rapporto emotivamente complesso con il denaro, che può generare ansia, senso di colpa o decisioni finanziarie poco razionali.
Perché colpisce soprattutto Gen Z e Millennials
Il fenomeno sembra riguardare soprattutto le generazioni più giovani. Secondo una ricerca del 2024 di Credit Karma, il 43% della Gen Z e il 41% dei Millennial dichiarano di avere una percezione distorta delle proprie finanze.
Inoltre, quasi la metà della Gen Z (48%) afferma di sentirsi indietro rispetto agli altri sul piano finanziario, mentre tra i Millennials la percentuale arriva al 59%.
Questo senso di inadeguatezza non dipende solo dal reddito. Spesso nasce dal confronto costante con standard economici percepiti come normali ma in realtà irrealistici.
Come sottolinea un articolo di Vogue Italia, molti giovani si trovano in una situazione paradossale: affrontano inflazione, salari bassi e costi della vita elevati, mentre, online, sono continuamente esposti a stili di vita lussuosi e stimolati all’acquisto di beni che non possono permettersi.
Il ruolo della famiglia
La ricerca Genitori e figli: quanto conta la famiglia nell’approccio all’uso del denaro da parte delle nuove generazioni effettuata dal Museo del Risparmio nel 2022, ha indagato il peso della famiglia nell’influenzare la visione del denaro delle nuove generazioni. Obiettivo della ricerca era capire se i modelli di gestione del denaro sono parte del contenuto educativo offerto dai genitori, in che modo questi contenuti si trasferiscono a livello generazionale e come vengono fatti propri dai ragazzi.
Il valore del denaro è stato misurato dalle risposte alle domande sulla relazione tra denaro e stato d’animo, sul legame tra denaro e soddisfazione e sul denaro come strumento di misura del successo personale. In questo caso, l’assonanza tra genitori e figli sull’affermazione “il denaro non è mai troppo” è elevata ed è influenzata dal reddito familiare. A redditi più alti corrisponde infatti un livello di accordo più alto.
Il ruolo dei social media e della “cultura del flex”
Una delle principali cause della dismorfia finanziaria è il confronto sociale amplificato dai social media.
Secondo un’articolo pubblicato da La Gazzetta del Pubblicitario, il fenomeno è strettamente legato alla “cultura del flex”, dall’inglese to flex (flettere i muscoli), che descrive l’atto di “mettersi in mostra” (flexare), cioè l’abitudine di mostrare online uno stile di vita ricco e di successo per ottenere ammirazione o dimostrare superiorità.
In questo contesto, i social funzionano come una vetrina permanente: viaggi costosi, ristoranti di lusso, auto, investimenti e successi professionali diventano contenuti quotidiani. Anche quando queste immagini non rappresentano la realtà economica di chi le pubblica, contribuiscono a creare standard percepiti come normali.
Il risultato è una dinamica simile a quella del confronto sociale: più si osservano stili di vita apparentemente perfetti, più la propria situazione sembra insufficiente.
Quando l’ansia economica diventa un problema emotivo
La money dysmorphia riguarda sia la gestione del denaro, sia il modo in cui le persone associano le emozioni ai soldi.
Una ricerca condotta nel 2024 da Hype, in collaborazione con Ipsos, su circa 4.000 persone mostra che il denaro è percepito come una priorità soprattutto tra i giovani: il 72% dei ragazzi tra 18 e 24 anni e il 68% tra 25 e 34 anni lo considera centrale nella propria vita.
La stessa indagine evidenzia che il 61% degli intervistati ritiene che i soldi non siano mai abbastanza, un dato che riflette un senso diffuso di insoddisfazione finanziaria.
Curiosamente, la ricerca suggerisce anche un paradosso: livelli elevati di ansia economica possono comparire anche tra persone con una buona disponibilità finanziaria, segno che il problema riguarda più la percezione che la situazione economica reale.
Perché è importante parlarne
La money dysmorphia mostra quanto il rapporto con il denaro sia influenzato da fattori psicologici, culturali e sociali.
Quando la percezione finanziaria diventa distorta, le persone possono:
- sentirsi costantemente in ritardo rispetto agli altri
- prendere decisioni impulsive di spesa
- rinunciare a opportunità economiche per paura del futuro
- vivere con ansia anche in presenza di una situazione stabile
Imparare a distinguere tra realtà economica e percezione sociale del denaro è uno dei primi passi per costruire un rapporto più equilibrato con le proprie finanze.
Per questo motivo, molti esperti sottolineano l’importanza dell’educazione finanziaria, della consapevolezza dei propri numeri e di una maggiore distanza dal confronto sociale.
Per non restare indietro, costruitevi un buon livello di educazione finanziaria che vi aiuti a gestire con consapevolezza il vostro denaro: frequentate le attività in presenza e online del Museo del Risparmio, seguite il nostro blog e sfogliate le numerose pubblicazioni che trovate sul sito www.museodelrisparmio.it.
25 marzo 2026
tag: Money dysmorphia
