
Cos’è la hustle culture
La hustle culture è una mentalità lavorativa secondo cui l’impegno costante e la produttività estrema sono essenziali non solo per il successo professionale, ma anche per definire il valore personale. Questo approccio ha preso piede soprattutto con la crescita delle startup tecnologiche, dei lavori digitali e dei social network, dove mostrare impegno e risultati è diventato un segno di identità e “merito”.
Il messaggio della hustle culture è che lavorare duramente e per molte ore sia l’unico modo per raggiungere successo e soddisfazione nella vita.
Il mito non regge: cosa dicono i dati
Secondo un articolo di BBC Worklife, la cosiddetta hustle culture promuove la convinzione che il valore personale sia proporzionato al numero di ore lavorate. Tuttavia, numerosi studi mostrano che oltre un certo numero di ore la produttività cala e aumentano stress e affaticamento mentale.
Un’analisi pubblicata su Performant evidenzia come l’eccesso di lavoro continuo riduca concentrazione e creatività, generando un paradosso: chi lavora di più rischia di ottenere meno risultati.
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Quando lavorare di più può diventare controproducente
L’idea che più lavoro equivalga a più successo ignora la realtà dei costi sul benessere e sulla salute. Il burnout, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come sindrome legata a stress cronico da lavoro, è sempre più diffuso nelle professioni ad alta pressione. La hustle culture tende a normalizzare la reperibilità continua, il sacrificio del tempo libero e la valutazione del proprio valore in base alla produttività.
Alternative sostenibili: qualità, equilibrio e pause
Negli ultimi anni stanno emergendo approcci che puntano a un lavoro sostenibile e al benessere.
Esempi sono il Work-life balance, che invita a definire orari chiari tra lavoro e vita personale, rispettando pause e tempo libero, e la break culture che invita a fare pause regolari per aumentare concentrazione e creatività senza ridurre l’impegno (Forbes).
Un’altra alternativa è rappresentata dall’Ikigai, ovvero quel concetto della cultura orientale che ci spinge a trovare la nostra ragione d’essere e che ci aiuta a trovare equilibrio tra ciò che amiamo fare, ciò in cui siamo bravi, ciò di cui il mondo ha bisogno e ciò per cui possiamo essere pagati.
Questi modelli non negano l’importanza dell’impegno, ma spostano il focus dalla quantità di ore alla qualità del lavoro, permettendo di conciliare produttività, benessere e vita personale.
Perché è importante per i giovani
Chi entra nel mondo del lavoro o bilancia studio e carriera può sentirsi spinto ad aderire alla mentalità del “sempre attivo”. Tuttavia, considerare l’impegno infinito come unico criterio di valore può generare stress, difficoltà nel costruire relazioni e ostacolare la pianificazione economica a lungo termine. Può scoraggiare i giovani a sperimentarsi nel mondo del lavoro, convincendoli che sia necessario sacrificare una parte della propria vita se si vuole fare carriera.
La hustle culture racconta che lavorare sempre di più porta a libertà e successo, nonostante evidenze scientifiche e dati reali mostrino che questo modello può causare stress, burnout e riduzione di produttività. Bisogna ripensare il lavoro non come un accumulo di ore o uno scopo di vita, ma come parte di un progetto quotidiano equilibrato, dove impegno, pause e benessere sono strumenti per costruire una carriera sostenibile e una vita più soddisfacente.
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4 febbraio 2026
tag: hustle culture
